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Una rete per l'inclusione: scuola, famiglia, servizi del territorio

 

Ogni bambino che vive l’esperienza scolastica con bisogni comuni o bisogni speciali è inserito prima di tutto nel gruppo classe e ha il diritto di vivere le risorse della comunità scolastica, fatta di alunni, famiglie, docenti, educatori e collaboratori che a vario titolo sono presenze educative all’interno della scuola. Quest’ultima poi è inserita in strutture più ampie: in particolare il dirigente scolastico ha il compito di relazionarsi con le strutture del territorio per fare della scuola un ambiente aperto e che possa beneficiare delle risorse locali. Insomma dentro e intorno alla scuola esiste un fitto mondo di relazioni alle quali i bambini sono connessi e che possono rimanere uno sfondo inerte o diventare preziose per una scuola aperta, ricca, vitale che sa gestire le differenze chiedendo aiuto, collaborazione e professionalità ai suoi diversi interlocutori

 

Come le Indicazioni Nazionali per il Curricolo evidenziano, e come gli insegnanti sanno ormai bene, i bisogni prioritari oggi riguardano non tanto il sapere, ma piuttosto il saper cercare, il saper distinguere, il sapersi orientare tra dati di diverso tipo, a volte contrastanti, il saper organizzare le conoscenze e riutilizzarle in contesti differenti. Ecco perché oggi l’enfasi è su una didattica orientata alle competenze.

All’interno di questo approccio, alcune metodologie particolarmente utili per realizzare concretamente l’inclusione sono:

  • l’apprendimento cooperativo, un approccio che utilizza il lavoro di gruppo per il raggiungimento di obiettivi personali e di gruppo, con una duplice meta: risultati di tipo didattico e potenziamento delle abilità sociali;
  • la didattica delle intelligenze multiple, che si fonda sulla convinzione che ogni persona possa sviluppare meglio i propri apprendimenti usando una molteplicità di canali apprenditivi;
  • la didattica partecipativa, i cui capisaldi risiedono nella libertà e nel ruolo attivo assegnato a chi apprende, cui si lascia con fiducia scegliere come meglio lavorare, esprimersi, affrontare alcune sfide didattiche.

Infine, alla base della didattica inclusiva, vi è e deve esserci la piena FIDUCIA nelle risorse dei singoli da un lato e del gruppo dall’altro come organismo unico e vitale, che si attiva nelle forme che gli sono più congeniali per evolvere e apprendere.

3 circle image of inclusion

 

Area B.E.S.

 

Differenze in classe e bisogni educativi speciali

 

Nel 1994, alla Conferenza Mondiale di Salamanca, l’UNESCO, affrontando il tema dei bisogni educativi speciali afferma l’inclusione come la prospettiva efficace per affrontare le difficoltà educative riconducibili ai Bisogni Educativi Speciali (BES). Ma che cos’è concretamente l’inclusione?
L’inclusione è, innanzitutto, una scelta politica, etica e culturale della scuola, che si orienta verso un ambiente educativo che accoglie tutti, dà a tutti l’opportunità di partecipare, non separa e non esclude, ma al contrario valorizza le differenze di ciascuno, attuando strategie speciali, specificamente pensate per andare incontro alle difficoltà di chi presenta ostacoli o difficoltà con le modalità “normali” di lavoro proposte alla classe. La prospettiva inclusiva implica attuare scelte organizzative e didattiche particolari in classe, cambiando alcune consuetudini per tutta la classe, a beneficio di tutti e di alcuni in particolare.
Un ambiente educativo inclusivo è quindi, prima di tutto, un ambiente che conosce bene i soggetti nella situazione di apprendimento, ne sa valutare le potenzialità e i limiti e sulla base di questi riformula la propria didattica, anche in collaborazione con tutte le risorse disponibili nella scuola e nel territorio.
Alcune pratiche riconosciute come inclusive, cioè in grado di coinvolgere e attivare, nelle potenzialità che ognuno può mettere in gioco, anche coloro cui la lezione frontale non apporta alcun beneficio, sono:

 

  • La didattica cooperativa;
  • La didattica laboratoriale;
  • La didattica esperienziale;
  • La didattica per compiti autentici o per progetti.

 

La didattica inclusiva infatti – lo ricordiamo – non lavora sul singolo ma prima di tutto sul gruppo classe. Questo non esclude naturalmente che ogni alunno con BES, portatore di bisogni educativi diversi, possa avere bisogno di momenti individualizzati con o senza uno specialista che lo accompagna nel su percorso di crescita e di apprendimento.

 

 

referente BES Daniela Maletta Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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